Calhanoglu e Theo Hernandez rubano la scena, ma Calderoni rovina la festa a Pioli

Esordio negativo di Stefano Pioli sulla panchina del Milan contro il Lecce. Nel posticipo domenicale dell’ ottava giornata i rossoneri dopo un gran primo tempo tornano ad essere abulici ed inconcludenti nella ripresa. Il Lecce riacciuffa la gara prima con un rigore, poi al 92′ con un gran bolide di Calderoni dopo il momentaneo 2-1 di Piatek. Compleanno amaro per Pioli, queste le pagelle dei protagonisti.

Pagelle Milan-Lecce: Donnarumma, prodezza inutile, Piatek torna al gol su azione

Donnarumma 7: inoperoso per un’ ora, poi quando Babacar si presenta sul dischetto lo aggiunge alla corposa lista dei rigoristi ipnotizzati dal baby fenomeno; la respinta, però, lo condanna. Attento su un paio di uscite di piede lontano dall’ area, non può nulla sulla sassata di Calderoni.

Conti 5: finché le distanze in campo restano corte regge e dà anche la sovrapposizione (sistematicamente ignorata) a Suso. In campo aperto evidenzia dei limiti sia tattici (lui che è un 5° di centrocampo) che di tenuta. Salva su una percussione di Mancosu, ma sceglie malissimo il tempo di intervento sul mani che procura il rigore. I dubbi sulle reali possibilità di ripresa dai guai fisici iniziano ad avanzare autorevoli…

Musacchio 6: la sua solita partita-ombra accanto a Romagnoli in cui non sfigura né sale alla cronaca. Non ha colpe specifiche sui gol.

Romagnoli 6: svolge le ordinarie mansioni di conduzione della difesa e di inizio azione che gli competono, anche lui come Musacchio non è autore di sbavature particolari.

Theo Hernandez 7,5: da Rodriguez a Hernandez, trovare le differenze… Autentica spina nel fianco che funge costantemente da opzione aggiunta alla manovra. Scorribande a ripetizione, rifinite sempre con qualità, imprevedibilità palla al piede tra soluzione esterna ed interna, fa venire gli incubi a Meccariello. Strapotere atletico e tecnico, devastante, il Milan ha trovato un grande giocatore.

Biglia 5: per circa 60′ la sua sarebbe anche una discreta gara di lotta e di governo, ma in un centrocampo a 2 non può mai avere la tenuta dei 90′, e così nell’ ultima mezz’ ora infila un errore dietro l’ altro. Su un suo un anticipo a vuoto su Mancosu salva Conti, ma l’ azione del gol di Calderoni nasce da una palla persa da lui davanti alla difesa. Come a Parma ad aprile, ma stavolta (magra consolazione) difficilmente costerà la Champions…

Kessié 5,5: cambia l’ assetto a metà campo ma l’ ingrato compito di far legna grava sempre su di lui. Lo svolge con puntualità e continuità nel primo tempo, poi nella ripresa il Lecce comincia ad alzarsi e diventa più difficile coprire da solo tutte le linee. Pioli lo sacrifica nell’ audace ricerca del 2-1, mossa probabilmente azzardata alla luce soprattutto di un Biglia in calo verticale.

(dall’ 80′ Rebic 5: a parte una provvidenziale diagonale lunga su Petriccione, quando offende mostra un’ impaccio e una macchinosità che sorprendono, dato il pedigree del giocatore. Si capisce perché Giampaolo lo utilizzava poco, urge recuperarlo sul piano fisico e del morale).

Suso 5: partita a cui troppo spesso ci ha abituati. Solita giocata a rientrare che quando va bene produce un’ occasione-gol a partita. Stasera… neanche quella, se non si vuol considerare tale quel sinistro mezzo telefonato dopo 10′ che Gabriel accompagna senza troppi affanni in calcio d’ angolo. Conferma di essere un lusso troppe volte in più di quando rappresenta una risorsa.

Paquetà 5: è la novità tattica di Pioli, che gli dà ampia libertà di trovarsi la migliore posizione fluttuando tra mediana e trequarti. Nel primo tempo entra in qualche discreta combinazione, ma a parte un numero da circo nella sua metà campo che strappa gli “oooh” degli esteti del calcio, non dà mai la sensazione di poter essere un fattore. Nel secondo tempo, poi, esce completamente dai radar. Così non va.

(dal 67′ Krunic 6: offre dei buoni appoggi al portatore di palla, dà qualcosa in più di Paquetà al pressing offensivo ed offre la sponda a Calhanoglu nell’ azione del 2-1).

Hakan Calhanoglu voto 8: migliore in campo per distacco. Fischiato alla lettura delle formazioni, al centro delle polemiche per il gesto politico della sua Nazionale, trasforma tutto questo in un’ energia positiva che in campo lo rende un autentico catalizzatore di gioco e non solo. Si occupa infatti spesso e volentieri in prima persona di concludere a rete risultando il più pericoloso. Tra i tentativi, anche quello del gran gol dell’ 1-0, con palla addomesticata da campione. Prestazione da fuoriclasse, nettamente la migliore da quando veste questa maglia. Se dovesse dare continuità a quanto fatto vedere, il Milan potrebbe aver risolto un grossissimo problema in quella zona di campo.

Rafael Leão voto 6,5: il ragazzo piace per vivacità, frizzantezza e confidenza con il pallone, riuscendo a dialogare con i compagni molto meglio di Piatek. Peccato solo che nel momento in cui bisogna mettere la porta nel mirino il portoghese perda completamente la bussola sparacchiando a caso. Ad ogni modo dà a vedere di poter essere una risorsa, anche quando parte da esterno.

(dal 67′ Piatek voto 7: con il polacco conviene abituarsi: i suoi voti dipenderanno quasi esclusivamente dalla sua presenza o meno nel tabellino della gara. Nella serata di San Siro ha il merito non indifferente di farsi trovare pronto nella mansione per cui Pioli lo chiama in causa: mettere la palla in porta).

ALL. Pioli voto 6: evidenti meriti nel primo tempo stagionale migliore del Milan, azzecca modulo e pare poter trovare la soluzione del cervellotico rebus della posizione in campo di Paquetà. Nella ripresa, però, la squadra sembra da subito non averne, concedendo troppo campo a un avversario con valori tecnici assai minori. Il guizzo di Piatek stava per dargli ragione, poi Calderoni gli rovina il compleanno, ma il vero errore è lasciare Biglia e non Kessié a battagliare in campo nel momento del massimo sforzo, sull’ 1-1. I miglioramenti si cominciano a vedere, ma psicologicamente questo pareggio è una bella mazzata.

Voti Lecce: Tachtsidis disastroso, Farias fa sterzare il match, Calderoni pesca il jolly, Liverani “castiga” Falco

Gabriel 6: il gol di Calhanoglu è sul suo palo ma è improvviso e potentissimo, incolpevole su Piatek, attento nelle altre circostanze dove deve rispondere presente.

Meccariello 5,5: cliente più ostico del Theo Hernandez di questa sera non poteva trovare per esordire dal 1′ nella massima serie. Fa il possibile per non naufragare.

Lucioni 6: esperienza al servizio di una squadra con molti debuttanti alla Scala del calcio. Partita sufficiente.

Rossettini 6: anche lui è un veterano e usa tutto il suo mestiere provando l’ anticipo più spesso del suo compagno di reparto. Non sempre in maniera puntuale, il che gli costa anche un giallo, ma nel complesso regge.

Calderoni 7: gara senza particolari acuti e sbavature, ma il mezzo esterno a rientrare all’ angolino al 92′ è il punto esclamativo che rovescia giudizi e umori. Istantanea di follia, epic-moment che ricorderà fino al suo ultimo giorno.

Majer 5: poco costrutto, confusionario e sporco nelle due fasi. Non è un caso che il Lecce esca alla distanza anche dopo la sua uscita dal campo.

(dal 64′ Petriccione 6,5: interpretazione del ruolo diametralmente diversa da chi gli lascia il posto. Intraprendete, subito nella gara, dinamico e vivo).

Tachtsidis 4,5: il raggiungimento del pareggio non può cambiare il giudizio su una prestazione da cancellare, con diversi momenti in cui pare completamente assente mentalmente dalla gara, tra cui numerosi palloni regalati ai centrocampisti del Milan che ripartono spesso e volentieri a difesa leccese scoperta, specie nel primo tempo.

Tabanelli 5,5: si vede poco, non garantisce praticamente mai qualità, qualcosina in più sul piano dell’ interdizione. Il centrocampo è il reparto dove urgono i maggiori accorgimenti nel mercato invernale.

Falco 5: il talento tarantino delude. Prestazione al negativo di quella offerta sullo stesso campo con l’ Inter. Pare anarchico a tal punto che Liverani a 10′ dall’ intervallo lo minaccia della sostituzione. Promessa poi puntualmente mantenuta negli spogliatoi…

(dal 46′ Farias 7: il suo ingresso fa girare il match. Rende veloce ed imprevedibile tutto quanto accade negli ultimi 30 metri di campo, e mette il pepe alle terga di tutta la difesa del Milan, spesso costretta a raddoppiarlo per arginarlo).

Mancosu 6,5: primo tempo in realtà anonimo, ma nella ripresa sale in cattedra, e il continuo ed efficace svariare di Farias gli permette di farsi trovare sempre con i tempi giusti come raccordo tra centrocampo e attacco. Inaspettatamente lascia a Babacar il rigore, la ribattuta del senegalese previene le polemiche pronte a nascere per il fatto.

Babacar 6: prova a dare peso all’ attacco salentino, nel primo tempo viene sopraffatto e non la vede mai, nella ripresa i compagni riescono ad appoggiarsi di più su di lui. Rischia di combinarla grossa dal dischetto, buon per lui e per il Lecce che la respinta di Donnarumma gli ritorni tra i piedi.

(dall’ 82′ Lapadula sv: Liverani lo butta dentro nella mischia finale, attacca qualche palla come sua abitudine, ma troppo poco per giudicarlo con compiutezza).

ALL. Liverani voto 7: nel primo tempo viene sorpreso dalla disposizione tattica del centrocampo di Pioli. Nella ripresa, però, non perde tempo e legge i cambi alla perfezione nei punti che abbisognavano di restyling. La sorte gli dice bene con il film-luce di Calderoni sui titoli di coda, ma un pareggio a San Siro non è roba di tutti i giorni, e renderà dolce anche l’ espulsione rimediata per proteste.

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